I Disturbi del Comportamento Alimentare, nelle varie espressioni che li distinguono, rappresentano la patologia più diffusa nella società occidentale dell’ultimo ventennio.
Nei disturbi alimentari l’individuo sperimenta un’alterata relazione con il cibo ed una estrema preoccupazione riguardo alle forme corporee Implica pertanto un’alterazione dell’immagine di sè, disturbi emotivi e un insieme di comportamenti disfunzionali che ne derivano.
TIPI DI DISTURBI ALIMENTARI TRATTATI:
-Anoressia Nervosa
-Bulimia Nervosa
-Binge Eating Disorder (di cui il 65% in comorbidità con obesità)
-Disturbo del Comportamento Alimentare non altrimenti specificato (di cui 20% soffre di obesità)
L’anoressia nervosa
Più di ogni altro disturbo alimentare, rappresenta l’estremizzazione di alcuni valori della nostra società: la bellezza è intesa come forma fisica e snellezza; il controllo del corpo e del cibo sono sinonimo di efficienza e di perfezione. L’anoressia è una restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alla necessità, che porta ad un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Questo però non vuol dire che la cultura, anche nelle sue forme più estreme, sia la causa di tali patologie, ma solo che essa fornisce la cornice di riferimento entro cui situare il disturbo. Sembra che un fattore cruciale nell’anoressia/bulimia sia, anche se in modalità opposte, il controllo. Non casualmente tali patologie si sviluppano nel periodo adolescenziale, in cui i mutamenti corporei sono molto forti, soprattutto sul versante femminile. La ribellione in tal senso si manifesta attraverso il controllo sull’unico elemento che rientra sotto il proprio dominio: il corpo, appunto.
È possibile individuare due sottotipi di anoressia nervosa:
– restrittivo;
– con condotte di eliminazione (quali vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici, o clisteri)

La bulimia nervosa
Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento. Mangiare, in un determinato periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
Preoccupazione smisurata per le forme corporee e il peso: l’autostima viene decisamente influenzata dalle forme e dal peso corporeo, si sente l’esigenza di seguire sempre una dieta ma si ha, nonostante ciò, il terrore costante di ingrassare.
Può verificarsi:
– con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi senza condotte di eliminazione,
-con comportamenti compensatori inappropriati (digiuni o/e intensa attività fisica), ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all’uso di lassativi, diuretici.
Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell’umore, stati d’ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente
La ricerca mette in evidenza che questi disturbi hanno rilevanti basi neurobiologiche genetiche e relazionali, non rappresentano, pertanto, una “scelta di vita”.

Il binge-eating
Si presenta clinicamente con episodi di abbuffate tipici della bulimia nervosa, senza però mostrare i comportamenti compensatori tipici di quest’ultima. L’individuo affetto da tale sindrome ha come unico pensiero quello di ingerire qualsiasi tipo di alimento per calmare le proprie ansie, o qualsiasi emozione negativa anche se è consapevole che potrebbe essere nocivo alla sua salute. La persona che soffre di questo disturbo è spesso isolata, ha scarsa considerazione di sé e prova profondi sensi di colpa, ma l’aumento di peso rende ancora più difficile l’integrazione sociale e il disagio di questo soggetto.

L’obesità rappresenta il disturbo nutrizionale più frequente nei paesi industrializzati. La sua prevalenza è in costante aumento in tutto il mondo tanto che l’OMS parla di una vera e propria “epidemia dell’obesità” o “GLOBESITY”. La prevenzione, con la diffusione di nuove abitudini alimentari e di un corretto stile di vita, e la cura efficace e duratura dei casi esistenti, soprattutto quelli più gravi, sono il cardine della lotta contro questa patologia che affligge dal 10 al 25% della popolazione mondiale.
*La terapia chirurgica rappresenta una forma di trattamento che consente il controllo duraturo dell’obesità in un elevato numero di obesi e di super-obesi. I più recenti studi hanno dimostrato come nel gruppo trattato chirurgicamente vi sia una significativa riduzione della mortalità e del rischio di sviluppare altre patologie associate, ed una conseguente riduzione del ricorso a trattamenti terapeutici sanitari e sociali, diretti o indiretti. A quanti decidono di sottoporsi ad intervento di chirurgia bariatrica, viene richiesto, assieme ad altri accertamenti pre-operatori, una valutazione delle condizioni psichiche ed emotive (certificato di idoneità psicologica alla chirurgia bariatrica) come prescritto dalla totalità delle linee guida internazionali (IFSO-EC/EASO/ECOG/ITOF 2007; AACE/TOS/ASMBS 2008; NICE 2006) e nazionali (SICOB-SIO-SISDCA). Gli strumenti con cui si realizza la valutazione psicologica per la chirurgia bariatrica sono il colloquio clinico e la somministrazione di specifici test psicodiagnostici. L’Obesità è una malattia determinata e mantenuta da fattori di natura diversa (metabolici, ormonali, psichici e sociali) presenti contemporaneamente, per questo si dice che è una patologia multifattoriale. Gli aspetti psico-sociali svolgono un ruolo determinante, evidente nella letteratura scientifica e nella pratica clinica, sia in funzione del mantenimento della condizione patologica che dei tentativi di curarla. Nessuno sceglie di essere obeso e la questione è comunque più complicata di ciò che può apparire, perché dietro ad un peso corporeo eccessivo, si nasconde spesso un grosso peso anche nell’anima. E’ necessario, quindi, valutare se esistono stati psicopatologici veri e propri o specifiche attitudini psicologiche e comportamentali che rappresentano delle controindicazioni alla chirurgia bariatrica.
La valutazione psicologica per la chirurgia dell’obesità serve ad esplorare:
- la motivazione all’intervento ed al cambiamento dello stile di vita
- la storia del peso
- il rapporto con l’immagine di sé e la percezione corporea
- la sfera relazionale
- le aspettative circa la riuscita dell’intervento di chirurgia bariatrica e la qualità della vita attesa.
L’ iter di valutazione completa e di rilascio del certificato di idoneità consta di 3 appuntamenti, così strutturati:
- 1° colloquio di raccolta e valutazione anamnestica
- 2°, 3° colloqui clinici e somministrazione di test psicodiagnostici; restituzione clinica della valutazione e consegna del certificato di idoneità.
In questo caso, lo studio e la valutazione di determinate aree psicologiche può individuare eventuali elementi di rischio e fornire la base per la programmazione di trattamenti mirati pre-operatori e post-operatori volti a migliorare l’esito dell’intervento e la qualità della vita del paziente anche nel lungo termine. In questo contesto, la valutazione pre-operatoria si pone quindi non solo come momento diagnostico, ma come primo momento per la creazione di una relazione terapeutica duratura finalizzata alla “presa in carico” multidisciplinare a lungo termine del paziente bariatrico.
Tuttavia, si sottolinea come un alimentazione sana ed un adeguato stile di vita siano il fondamento del benessere e garanzia di un risultato a lungo termine delle procedure bariatriche, pertanto risulta fondamentale e centrale nella cura dell’obesità il ruolo del dietista e dello psicologo che con un corretto e prolungato follow up forniscono l’adeguato supporto per una rieducazione del paziente a 360°.