La diagnosi d’infertilità/sterilità nei paesi industrializzati è ormai considerata una malattia sociale connotata da un grande carico emotivo. L’infertilità secondo le stime fornite dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) è un fenomeno che colpisce il 15% delle coppie. Le linee guida pubblicate nell’aprile del 2008 contengono indicazioni sulle procedure e sulle tecniche di attuazione della procreazione medicalmente assistita e quindi aggiornano la legge precedente n. 40 del 2004. Tra le novità è stato inserito l’obbligo per ogni centro di PMA di offrire consulenza e supporto psicologico a tutte le coppie che ne necessitano. Sappiamo tutti bene che si parla di sterilità riferendosi a una coppia che non può, per qualche ragione non modificabile, procreare. Si parla invece di infertilità quando non è avvenuto il concepimento dopo 1 anno di rapporti sessuali non protetti. Ovviamente è possibile che la coppia possa concepire il proprio figlio durante il secondo, o il terzo anno. Più passa il tempo, però, più la probabilità “dicono i dati statistici”diminuisce. Nel caso di una coppia infertile (o subfertile) esistono però tutta una serie di possibilità da valutare e la condizione è molto spesso reversibile. Inoltre, quando il trattamento adeguato non risulta necessario, è possibile avvalersi di alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita. Quando nessun trattamento risulta sufficiente, la coppia viene definita sterile. Le cause dell’infertilità possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di un’anomalia genetica o cromosomica (quindi a livello del nostro DNA); in altri casi può esserci una malformazione dell’apparato riproduttivo (che può essere congenita in alcuni casi e in altri dovuta a infezioni microbiologiche); in altri casi ancora l’infertilità può essere dovuta a squilibri endocrini. Nelle donne, inoltre, l’infertilità può essere dovuta a un’altra serie di patologie come l’endometriosi o la sindrome dell’ovaio policistico, o a una scarsa riserva ovarica. Ricordiamo, infatti, che anche l’età della donna influisce sulla sua fertilità. Infine per circa il 15% delle coppie si parla di “infertilità idiopatica” cioè non legata a nessun reale problema accertato mediante le indagini medico-diagnostiche. Tra tutti i fattori che contribuiscono a questa spiacevole situazione troviamo anche una serie di caratteristiche legate al nostro stile di vita e all’ambiente in cui viviamo.

Desiderare un figlio e non riuscire a concepirlo è una tra le esperienze più dolorose che una coppia può trovarsi a dover affrontare.
L’essere umano infatti dà per scontato la capacità di concepire un figlio. Per questo motivo la coppia che desidera avere figli e non riesce ad averne si sente privata di qualcosa che appare assolutamente naturale.

Aspetti psicologici infertilità

Da un punto di vista psicologico la diagnosi di infertilità/sterilità può generare una crisi di vita a livello individuale e relazionale. Il non poter realizzare questo desiderio coinvolge su piani esistenziali diversi sia l’individuo che la coppia e innesca una serie di sentimenti come stress, frustrazione, senso di colpa, sentimento di inadeguatezza, rabbia, senso di perdita, isolamento, stai d’animo ed emozioni che in genere conducono a un momento di crisi che coinvolge tutta la coppia. Il vortice di emozioni in gioco può essere molto destabilizzante e se non gestito con efficacia nel tempo può rischiare di compromettere l’intero legame anziché rafforzarlo. La coppia oltre a disperarsi per l’insuccesso di riuscire ad avere dei figli in senso naturale può soffrire anche di sensi di colpa verso le famiglie d’origine. La non genitorialità è un evento che ha un impatto significativo sulla famiglia, anche allargata, e sull’ identità personale. Farsi seguire e sostenere psicologicamente all’interno o fuori da un centro di PMA (procreazione medicalmente assistita) significa proteggersi e soprattutto tutelare il legame di coppia. Per evitare che l’esperienza fallimentare di non riuscire a realizzare la genitorialità si trasformi in un tracollo della relazione di coppia è bene poterla affrontare in modo attivo, individuando le risorse e le strategie efficaci per vivere questa esperienza con meno sofferenza. Alcune coppie scelgono di affrontare in solitudine il problema, isolandosi e mantenendo il segreto cosa che può suscitare angoscia e vissuti di ansia profonda. In alcuni casi, il confrontarsi con il fallimento può condurre a un rischio di depressione reattiva. Avere cura anche dell’aspetto psicologico significa avere anche più probabilità di successo qualora la coppia deciderà di perseguire il progetto della genitorialità attraverso i trattamenti di PMA. In letteratura infatti viene evidenziato che un disagio psicologico non curato può condizionare in senso negativo l’esito di un trattamento. In ogni caso per gestire in modo efficace il vortice di emozioni e il senso di fallimento è necessario innanzitutto darsi la possibilità di vivere ed elaborare le emozioni, ogni coniuge deve saper accettare i tempi e modi di elaborazione anche del proprio partner perché ognuno ha un proprio modo di elaborare la sofferenza.